venerdì 21 luglio 2017

La teoria dell’origine virale delle malattie

Arthur M. Baker

In origine la parola “virus” significava veleno e il termine “virulento” voleva dire velenoso. Oggi intendiamo per virus una entità submicroscopica e “virulento”, in generale, significa contagioso.

La medicina moderna utilizza il termine “virus” per indicare una microscopica forma di vita capace di infettare le cellule e a cui viene pertanto attribuita la responsabilità di molte delle nostre malattie.

Nell’immaginario popolare, il virus è una forma di vita in grado di parassitare ogni altra forma di vita, inclusi gli animali, le piante e i saprofiti (funghi e batteri).
Nella descrizione delle infezioni virali, ai virus vengono attribuiti comportamenti quali “iniettarsi”, “incubare”, “essere in latenza”, “invadere”, avere uno “stadio attivo”, “impadronirsi”, “riattivarsi”, “mascherarsi”, “infettare”, “assediare” ed essere “devastanti” e “mortali”.

La teoria medica convenzionale sostiene che i virus nascono da cellule morte che essi stessi hanno infettato. Il virus “si inietta” nella cellula e le “ordina” di riprodurlo, fino al momento in cui la cellula esplode per lo sforzo. I virus sono a questo punto liberi di cercare altre cellule in cui ripetere il processo, infettando così l’intero organismo.

Tuttavia i virologi ammettono che i virus, pur avendo natura peculiarmente organica, non possiedono metabolismo, non possono essere replicati in laboratorio, non possiedono alcuna caratteristica degli esseri viventi e, in realtà, non sono mai stati osservati vivi!!

I “virus vivi” sono sempre morti ...

giovedì 20 luglio 2017

Ricordi collettivi, ma falsi. Cos'è "l'effetto Mandela"?

Si chiama “effetto Mandela”, e viene spiegato con la nostra suggestionabilità, i meccanismi neuronali e, addirittura con la fisica quantistica.

(Questo testo è la traduzione italiana di un articolo precedentemente uscito su Aeon sotto licenza Creative Commons)

di Caitlin Aamodt

Vi fidereste di un vago ricordo che sentite reale come tutti gli altri e che, per di più, ricordano anche altre persone? E cosa succederebbe se questo si rivelasse falso? Questo fenomeno è stato chiamato “effetto Mandela”. Il nome viene dall’autoproclamatasi “consulente paranormale” Fiona Broome, dopo che ha scoperto che altre persone hanno condiviso un suo (falso) ricordo dove il leader dei diritti civili sudafricano Nelson Mandela, muore in carcere nel 1980.

Un ricordo condiviso che si dimostra falso è tale a causa di un errore della “Matrix” in cui siamo immersi o c’è qualche altra spiegazione? La Broome lo spiega attraverso l’interpretazione della meccanica quantistica detta dei “molti mondi” o del “multiverso”. Quando non sono osservati direttamente, gli elettroni e le altre particelle subatomiche si diffrangono come onde, per comportarsi come particelle solo quando viene effettuata una misurazione...

mercoledì 19 luglio 2017

La lingua, strumento del potere

La comunicazione è un'arma micidiale se il pubblico non la capisce, può nascondere mistificazione o incapacità a far circolare le idee.

Una "élite maledetta ma illuminata" in quasi quarant'anni di lavoro di persuasione, più o meno velata, ma assidua e persistente, è riuscita ad impossessarsi di una parte enorme delle risorse del pianeta.

Riescono a farci venire dei dubbi sulle nostre capacità intellettive.

Quando parlano di sport, di gossip o di cronaca, pur non prestando molta attenzione, riusciamo facilmente ad intendere il messaggio che i media vogliono trasmetterci.

Ma appena ci si avvicina alla politica il linguaggio diventa più complesso, volutamente meno chiaro: come quando a scuola ci interrogavano e, non avendo studiato la lezione, cercavamo di farfugliare delle parole, senza dire niente, ma il più a lungo possibile...

martedì 18 luglio 2017

La trasformazione delle emozioni negative

Luca Tomberli

La scienza esoterica insegna che per accedere al Regno dei Cieli deve essere purificata la materia di cui si è composti. 

Il discepolo, qualunque sia il percorso intrapreso, sarà chiamato sempre più a trasmutare le parti oscure della coscienza. In particolare gran parte della sua attenzione dovrà vertere sulla trasformazione delle emozioni negative. Questa pratica di vita rappresenta il vero campo di prova in cui deve cimentarsi chi anela a ricongiungersi allo Spirito. 

Troppe volte la civiltà occidentale ha espresso dei ricercatori spirituali, seppur sinceri, che indicavano di combattere il male negandolo, considerando esistente soltanto il bene. La pratica continua di assoggettarsi a livelli di riferimento elevati, oltre a produrre dei benefici specifici, se non accompagnata dalla comprensione reale di se stessi e degli altri, può alimentare disprezzo di sé e del mondo, acuendo il senso di colpa. 

Prima di poter esprimere compiutamente il bene è necessario riconoscere il male che è presente in noi attraverso la sua tendenza distruttiva. Soltanto la capacità di amare può sanare ogni ferita e riorientare quelle correnti divine di energia pervertita che definiamo il male. 

Però per amare veramente bisogna accettarci per quello che siamo...

lunedì 17 luglio 2017

Quando i clandestini eravamo noi e la Romania non voleva gli italiani

La Storia ricorda e narra soltanto ciò che fa più comodo a chi ha il potere di raccontarla. Ecco uno dei tanti esempi, quello dell'emigrazione italiana verso la Romania, forse meno conosciuto di quello dell'emigrazione italiana verso gli Stati Uniti. Forse più taciuto...
Catherine


Il ministero dell’Interno nel 1942 cercò di fermare gli espatri a Bucarest dove i nostri connazionali erano malvisti. A Bombay chi aveva a che fare con la prostituzione veniva chiamato "italiano". Documenti di un'epoca nella quale a varcare le frontiere erano i poveri del nostro Paese, a volte criminali, spesso criminalizzati

di Stefania Parmeggiani

Quando i rumeni eravamo noi… E le cose andavano più o meno come oggi, solo a ruoli invertiti. Gli italiani andavano a Bucarest in cerca di fortuna, per lavorare come falegnami, nelle miniere o nelle fabbriche. Avevano un permesso di soggiorno in tasca, ma alla scadenza restavano oltre confine. Clandestini appunto. Come erano molti rumeni in Italia prima del loro ingresso nell’Unione Europea. Non graditi, come lo sono oggi che vengono guardati con rabbia e sospetto.

A metà del ‘900 non erano gli italiani a considerare i rumeni criminali, ma i rumeni a controllare le dogane per non essere invasi dagli italiani. I nostri connazionali creavano non pochi problemi: violenti, indisciplinati. La loro storia, fatta di stracci e pregiudizi, si è intrecciata con i tentativi italiani di evitare che gli indesiderabili lasciassero i confini nazionali e andassero a creare problemi alla dittatura amica del generale Ion Antonescu ...

domenica 16 luglio 2017

Il Potere delle Parole

Nello Ceccon

Lo sciamano nella comunità non è solo chiamato per guarire fisicamente le persone, ma ha anche una funzione simile a quella del nostro psicoterapista, perché ha compreso il potere delle parole.

Siamo coscienti che la nostra capacità di immaginazione è molto forte e, consapevoli o no, siamo in grado di creare quello che immaginiamo.

Sandra Ingerman racconta che uno dei rischi più frequenti del lavoro del recupero dell’anima è quello di fare peggiorare, rendere tristi le persone con cui abbiamo fatto il lavoro. Molto spesso raccontiamo dei traumi che abbiamo visto nel viaggio, ma in questo modo traumatizziamo ancora di più il paziente. Il punto chiave è invece raccontare delle storie che fanno guarire, dobbiamo imparare a raccontare storie in modo che il paziente “possa camminare nella bellezza in una strada sacra” come dicono i Navajo.

Quello che riportiamo dal recupero dell’anima è la pura essenza, che non ha personalità o sentimenti. Riportiamo la forza della vita, soffiamo dentro questa purezza, non la storia che abbiamo visto. Non riportiamo indietro la parte dell’anima che era stata spaventata, altrimenti il paziente si spaventa.

È una grande responsabilità raccontare una storia che possa ispirare la persona a guarire, a ritornare nella vita con gioia.
Dobbiamo porre molta attenzione nelle parole...

sabato 15 luglio 2017

Perché innamorarsi fa bene alla salute

Innamorarsi fa bene alla salute? Certo, a patto che si tratti di un amore sano, ed è la scienza a confermarlo. Recenti studi (articolo del 2013 -NdC) hanno dimostrato come il sentimento dell’innamoramento anche se temporaneo fa bene non soltanto all’umore, ma anche alla salute.

Ecco una lista dei benefici che questo frizzante sentimento di scoperta e di intimità con una nuova persona può apportare alla nostra vita:

Fa dimagrire: uno studio di psicologi e nutrizionisti italiani dimostra che il batticuore favorisce il dimagrimento sia sugli uomini che sulle donne… vi sembra un sogno? Provate e fateci sapere.
Fa bene alla pelle: la pelle è più bella e luminosa grazie alle endorfine, sostanze chimiche rilasciate dal nostro cervello in particolari occasioni come l’ innamoramento e il rapporto sessuale.
Il sesso riduce lo stress: ogni rapporto sessuale che duri almeno mezz’ora fa bruciare 150 calorie, 300 in un’ ora. Come se non bastasse, ogni volta che si raggiunge l’ orgasmo aumenta l’ormone Dhea aiuta a mantenere sano il sistema immunitario e funge anche da antidepressivo.
Fa passare il mal di testa: una ricerca scientifica non solo ha sfatato miseramente il mito del mal di testa, secondo molti usato dalle donne per evitare di far l’amore con il proprio partner, ma ha addirittura dimostrato che un po’ di sano sesso lo fa addirittura passare. Quindi … per combattere emicranie e cefalee, non è affatto necessario imbottirsi di analgesici, ma trovare un buon partner può essere la soluzione giusta.

Ma innamorarsi non basta…

venerdì 14 luglio 2017

Genitori narcisi

In linea generale il narcisismo genera narcisismo ma le dinamiche di crescita di un individuo sono soggette a variabili e circostanze differenti, prima tra tutte la primogenitura. 

La cosa certa è che i narcisisti considerano e trattano i propri figli come estensioni di sé e strumenti di gratificazione personale relegando l’amore a merce di scambio a seconda di quanto la prole riesca a rispondere alle loro aspettative, ai loro sogni e desideri. 

Non tollerano né rispettano, in capo ai figli, la formazione di un valido sistema di difesa fatto di sani principi e di solide barriere e finiscono con il condizionarne lo sviluppo della personalità. 

Ricorrono al ricatto emotivo come strumento di controllo e instillano nei figli sensi di colpa e di vergogna rendendoli dipendenti a livello psicologico.
E’ attraverso la prole che il narcisista cerca di saldare i conti con il resto del mondo...